APERICERCA 12/11 - Umb(r)eavers: il ritorno del castoro in Umbria

APERICERCA 12/11 - Umb(r)eavers: il ritorno del castoro in Umbria

Panoramica

Analisi genetiche e fototrappolaggio raccontano il ritorno del castoro eurasiatico in Umbria.

Il castoro eurasiatico (Castor fiber Linnaeus, 1758) ha registrato una recente espansione demografica in tutta l’Europa, ricomparendo in diverse regioni grazie a dinamiche naturali, programmi di conservazione ed eventi di “Beaver-bombing”, rilasci non autorizzati che sono stati accertati in vari paesi europei durante gli ultimi venti anni. L’Umbria e la Toscana sono due delle regioni dell’Italia Centrale che, verosimilmente, sono state interessate per prime da un evento di Beaver-bombing tra il 2018 ed il 2021. Le prime segnalazioni della presenza dei castori in Italia centrale erano frammentarie, corroborando l’ipotesi che potessero essere state originate da singoli eventi di immissioni illegali.

Dati raccolti tra il 2021 ed il 2026 attraverso una combinazione di rilievi dei segni di presenza sul campo, dell’uso di fototrappole e di campionamenti per le analisi genetiche hanno consentito di delineare con più accuratezza la distribuzione della specie nei bacini fluviali della regione Umbria. In particolare, transetti esplorativi sono stati percorsi lungo l’alveo dell’alto tratto del fiume Tevere e dei suoi affluenti alla ricerca di alberi abbattuti, scortecciamenti e depositi fecali. Contestualmente sono state disposte delle fototrappole, strumenti dotati di sensori di movimento in grado di riprendere dei video di giorno e di notte, che hanno permesso di registrare video di diversi individui nei loro siti di attività. Il DNA di castoro è stato estratto sia da campioni conservativi, come i trucioli e i depositi fecali, ma anche a partire da tessuto muscolare e osseo recuperati da una femmina investita e da uno scheletro rinvenuto sulla riva del fiume. Una volta estratto il DNA è stato analizzato per determinare gli aplotipi mitocondriali che permettono di attribuire i campioni alla macropopolazione di provenienza.

I risultati hanno evidenziato una netta espansione ed il consolidamento della popolazione del castoro a partire dai primi nuclei individuati nel 202, con nuove segnalazioni che hanno colmato progressivamente molti tratti della rete idrografica che prima risultavano isolati. I dati raccolti dalle fototrappole hanno confermato la presenza di diversi individui attivi contemporaneamente nelle varie località esaminate e l’esame necroscopico della femmina vittima di incidente stradale ha evidenziato la presenza di cicatrici di impianto embrionale nella muscosa uterina, segno di passate gravidanze. I risultati delle analisi molecolari hanno attribuito tutti i campioni analizzati all’aplotipo ga1, proprio della sottospecie Castor fibergalliae (Saint-Hilare, 1803), attualmente diffuso in Francia e parte dell’Europa centro-occidentale.

I dati raccolti indicano che la presenza del castoro nel territorio regionale non è più sporadica ma che è presente una popolazione riproduttiva in espansione lungo il fiume Tevere ed i suoi affluenti. L’aumento dei segni di presenza che vengono rivenuti suggerisce una dispersione in atto resa possibile dall’idoneità dell’habitat che permette al castoro di stabilirsi e sopravvivere lungo la rete fluviale regionale. Questa nuova espansione pone importanti sfide gestionali per il futuro, soprattutto in luce ai potenziali conflitti che potrebbero sopraggiungere con le attività umane che operano lungo le rive dei fiumi. Sebbene il castoro sia riapparso in Umbria, con molta probabilità, secondariamente a rilasci illegali, l’attività di questo grosso roditore apporta molti benefici alle comunità di invertebrati e vertebrati con cui condivide l’ambiente. Per questo, il monitoraggio del trend di popolazione e del suo impatto sull’ecosistema risulta essenziale per guidare le future strategie di gestione, contribuendo a chiarificare le dinamiche di ricolonizzazione ed espansione di questa specie attraverso un approccio scientifico


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