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Coreodantzas

Mousikè snc

Wednesday, November 21, 2018 from 9:00 PM to 11:00 PM (CET)

Coreodantzas

Ticket Information

Ticket Type Sales End Price * Fee Quantity
Intero
Posto unico
Ended €10.00 €0.00
Ridotto
Under 12
Ended €6.00 €0.00
* Prices include IVA

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Event Details

Coreodantzas è un balletto neoclassico in due atti che affresca, attraverso i suoi quadri interdipendenti, colori, costumi, gestualità, molteplicità di periodi e di storie ispirate alla tradizione isolana. L’intenzione è quella di esportare via teatro parte dell’antica cultura sarda, fondendola con l’altrettanto tradizionale balletto classico, in una contaminazione sperimentale che modifica entrambi: consente infatti alla prima di essere tramandata in modo originale nell’arte, ed al secondo di trovare spunti di rinnovamento sia nelle tematiche che nella tecnica.

La coreografia privilegia il lavoro sulla persona, ovvero sulla qualità di movimento e la personalità specifica di ciascun danzatore, indagando e valorizzando eventuali differenze fisico-estetiche, tecniche,  attitudini ed artisticità di ciascun professionista in scena, per la creazione di un’espressività fortemente comunicativa ed emotiva. Nelle scene più vicine alla tradizione, si è cercato di rispettare la grande compostezza, riservatezza e devozione proprie dell’uomo ma soprattutto della donna sarda: seppur con questo intento, il balletto assume una netta e moderna prospettiva femminista, dove la donna viene valorizzata, omaggiata ed integrata con forza, nei contesti che tradizionalmente non le sono stati mai concessi (es. appropriandosi di maschere del carnevale esclusivamente maschili, o nel suo modo di danzare qui totalmente indipendente dall’uomo -al contrario di ciò che avviene nei balli sardi, in cui asseconda ed accompagna il ballerino). 

La pantomima tradizionale, propria del repertorio del balletto classico-accademico, viene rivisitata, a favore di un approccio gestuale più autentico ispirato al teatrodanza.

Le musiche scelte, provenienti dalla tradizione sarda o rivisitate, sono state interamente composte ed eseguite da autori sardi attualmente in attività (es. Angeli, Murgia, Giordano, Novella ecc.) o da illustri nomi del passato (es. Lao Silesu).

I costumi di scena sono ispirati all’enorme varietà di forme e tessuti degli abiti tradizionali sardi (es. costumi festivi realizzati in broccato, terziopelo originali), alla più antica raccolta di costumi (appartenenti al XVIII/XIX secolo) presente in Sardegna (Raccolta Cominotti e Luzzetti), o liberamente costruiti omaggiando con fantasia la tradizione (es. costume della Panificazione, realizzato con la tela originale grezza del pane carasau).

 

ATTO I –Notturno

 

La tradizione viene superata soltanto da un’innovazione che si volta indietro, alla ricerca delle proprie radici e di una storia vera da raccontare.

Il Buio, la morte ed i riti del lutto (con riferimento alle attitadoras e a su tapinu e mortu di Orgosolo), il sogno, e due grandi tradizioni compenetrate nei secoli:  religione, fede e superstizione che convivono col mondo pagano, da cui certe maschere del nostro carnevale provengono (come il Cervo, le cui corna che cadono sono simbolo del ciclo vitale). Sono maschere da bestia che in realtà indossate svelanola parte animale dell’uomo, quella parte debole che può essere sedotta, posseduta, comandata e combattuta dal bel viso di una donna stanca di essere esclusa e sottomessa. Perciò qui sono gli uomini a diventare Boes, ed è la donna a rappresentare il Merdule che li sottomette, come in precedenza gli uomini hanno sempre sottomesso le loro bestie. Perciò qui quelle “Mamuthine”, candide ma tristi, cercano di ripulirsi di ciò che le disturba, sottomette e rinnega, e si fanno “musica” (e giustizia) da sole, sbattendo i piedi.  Al di sopra dei giochi di ruolo in cui vince chi calpesta il più debole, ed in cima alla piramide, il filo sottile della vita e del destino (rappresentato dalla Filonzana) è pronto a decidere chi può (R)esistere. 

 

ATTO II –Diurno 

 

Il secondo atto è dedicato alle tinte di una qualunque giornata sarda.

I colori dei nostri paesaggi e dei materiali della nostra tradizione inondano i costumi dei danzatori, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile, seppur in chiave ballettistica, costume (e società) della Sardegna, forse non remoti, ma che oggi sono quasi del tutto scomparsi nell’uso. L’atto II, dopo il “Notturno”, va a celebrare infatti con luci e colori nitidi ed accesi, tutti quegli eventi spontanei o cerimoniali, radicati, necessari, particolari: l’uomo e le sue attività sono il centro della narrazione. 

Adesso i movimenti ed i gesti rappresentano i giochi della tradizione; come ci si vestiva; il lavoro dell’uomo ma anche quello/quelli della donna; la campagna, l’ovile, la fonte; il matrimonio; la festa ma (e) soprattutto, il ballo. Ballo che rievoca e riproduce a momenti, per lo spettatore, passi, ricordi ed atmosfere custoditi preziosamente nella tradizione di ciascun paese.

Ballo (o balletto), che tuttavia alleggerisce quelle stoffe pesanti, le forme chiuse, i codici rigidissimi dei balli tradizionali sardi e punta a “liberarli” ed aprirli, spezzandoi cerchi, col fine di offrire un lavoro di valenza non solo coreutica ma propriamente culturale. Il Tempo “Diurno” estende quindi un grande abbraccio, comprensibile e chiaro, al pubblico del teatro, cingendolo attorno al tema forse ai sardi più caro: accoglienza ed ospitalità. 

 

 

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