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STRINGS THEORY MUSIC FEST - COTTON CLUB - Francesca Della Puppa Quartet

Informazioni sull'evento

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Data e ora

Località

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Villa Marchiori dei Cappuccini

Riviera del popolo 103 angolo via San Lazzaro

45026 Lendinara

Italy

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Descrizione evento
Lo Strings Theory Music Fest vi porta nelle atmosfere dei ruggenti anni ’20 con serate di Grand Galà in costume.

Informazioni sull'evento

Grandes Soirées COTTON CLUB

Eventi a tema, atmosfere dei ruggenti anni ’20 con serate di Grand Galà in costume. Degustazioni di prodotti locali di eccellenza, concerti di artisti di grande livello e collegamento alla pista ciclabile Adige-Po.

Dress code : Gran Galà in costume, è richiesto abbigliamento dell’epoca. - abito scuro per i Gentiluomini - abito lungo da gran sera per le Signore

On Stage

Francesca Della Puppa Quartet

A little jazz bird: tributo a Blossom Dearie

Francesca Della Puppa quartet

Francesca Della Puppa: voce Davide Baldo: chitarra Marco Privato: contrabbasso Max Trabucco: batteria

Il progetto musicale è un tributo alla cantante e pianista americana Blossom Dearie. I brani scelti e riarrangiati, ripercorrono la carriera della longeva artista, morta nel 2009 a 85 anni. Alcuni brani sono tratti dal suo songbook, altri sono brani che rese famosi o dedicati a lei. Tra le sua varie attività artistiche, Blossom Dearie fondò una propria etichetta discografica, che le ha permesso di avere il pieno controllo della registrazione e della distribuzione dei suoi album, dimostrando di essere una donna all’avanguardia, coraggiosa e tenace. La sua voce era definita “Light and girlish”, a cui univa il suo modo di cantare all’insegna del “less it’s better”. Si esibì e registrò dischi anche in Inghilterra e in Francia, dove arrangiò musica per l’ensemble vocale The Blue Stars. La musica di Blossom trasudava una certa eleganza frizzante, un ingegno veloce. Il suo era il tipo di jazz che si sarebbe potuto immaginare nei film di Woody Allen. Miles Davis era un suo fan e la definì, in modo ironico, “l’unica donna bianca che avesse mai avuto un’anima”. Blossom Dearie fu chiamata anche la “singer’s singer”, colei che eccelleva nella re-interpretazione di brani non suoi. Amava scegliere, per il suo repertorio, brani jazz che non fossero famosi o troppo suonati, e dava spazio ad un senso ironico e auto-ironico che ha reso uniche le sue performance. Originale di nome e di fatto, ha trovato una sua identità precisa, nel panorama jazzistico dagli anni 50 in poi, alla quale è rimasta fedele per tutta la sua carriera. Ha inciso più di 30 album che includono brani di sua composizione e brani tra i cui autori vi sono George e Ira Gershwin, Richard Rodgers, Bob Haymes, Cole Porter, Cy Coleman, Michel Legrand, Johnny Mercer, Jerome Kern, Duke Ellington, Dave Frishberg.

Siamo entrati nel 2020 e 100 anni fa iniziavano i “Ruggenti anni venti” che dettero il via a una trasformazione sociale e culturale fondamentale per i diritti e per l’evoluzione del costume e della musica. Quest’anno si celebra, infatti, il centenario della prima incisione di Blues cantato da un artista afroamericano, già questo basterebbe come evento da celebrare, ma vogliamo rilevare che quell’artista afroamericano che nel 1920 vendette milioni di copie col disco Crazy Blues per l’Okeh Records era una donna: Mamie Smith!

Anche un altro grande artista afroamericano negli anni ’20 a New York riuscì con la sua arte a infrangere un muro: Duke Ellington fu il compositore più importante del famoso Cotton Club che noi tutti ricordiamo per la sua affascinante atmosfera, il Cotton club in realtà era un vero baluardo della discriminazione. In questo locale tutta la scenografia e gli arredamenti lussuosissimi avevano il tema dell’Africa e i neri erano i servitori e gli artisti con la clausola rigidissima di non potersi mescolare ai bianchi. Il pubblico era l’alta società bianca che andava ad assistere a spettacoli con musicisti e ballerine neri. Duke Ellington non si ribellò direttamente a questa situazione, bensì la usò a vantaggio proprio e degli afroamericani creando questo genere musicale inconfondibile che era la voce dei neri oppressi portati ad altezza artistica sofisticata rompendo la barriera della possibilità di vita promiscua tra bianche e neri nella musica e da lì l’America bianca non poté più relegare la musica degli afroamericani ai loro luoghi nascosti.

Nell’anniversario della caduta del muro di Berlino la seconda edizione dello Strings Theory Music Fest celebra il primo anno dopo il muro con “Over the Wall” proponendo musica e cultura contro ogni barriera.

Il programma prevede molti concerti e laboratori didattici, masterclass e workshop, portando artisti e professionisti dell’ambito culturale in Polesine, contribuendo al turismo e all’arricchimento culturale del territorio e dei suoi cittadini. Celebrando inoltre il centenario dei Ruggenti anni 20, è stata ideata una sezione di eventi denominata “Grandes Soirées COTTON CLUB”: vere e proprie serate di gala con degustazioni e concerti nelle quali potrete rivivere un ricevimento in villa degli anni venti. Durante tutto i mesi del festival verrà offerto anche un Seminario olistico per la cura del vostro benessere.

La riflessione e il contributo che lo Strings Theory vuole portare è culturale e sociale perché le nuove generazioni non costruiscano più muri nel futuro. Il Festival vuole usare la musica e la cultura per sensibilizzare alla conoscenza dell’altro, proponendo l’incontro contro ogni barriera di diversità che può invece essere potenziale di arricchimento!

Lo Strings Theory Music Fest lavora per far lavorare, collaborando con attività culturali, artigianali, commerciali, professionali ed enogastronomiche del Polesine per poi andare “Over the Wall” del piccolo territorio e portare le belle idee che aiutano il territorio stesso promuovendo arti, mestieri ed enogastronomia locale presso i partecipanti al Festival che già ricopre un’utenza rilevante a livello nazionale; solo andando oltre i muri si crea sviluppo.

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