Gratuito

"Seeking Moksha" di Nishant Shukla|Photography Showcase

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Località

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The Net Value

Viale La Plaia 15

2° piano

09123 Cagliari

Italy

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Descrizione evento
Ogni martedì per tutto il mese di ottobre, a partire dalle 18:30, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra "Seeking Moksha".

Informazioni sull'evento

Seeking Moksha

The Net Value, Castia Art e il Centro fotografico Cagliari di Cristian Castelnuovo e presentano lo showcase del fotografo di fama internazionale Nishant Shukla. Il titolo della mostra Seeking Moksha, significa cercando la liberazione delle impurità, la mostra racconta infatti, del viaggio spirituale e fotografico intrapreso da Nishant Shukla che si è recato più volte sul ghiacciaio di Gangotri, nella regione himalaiana in India, alla fonte del fiume Gange. Il suo primo viaggio aveva uno scopo preciso: raccogliere dell’acqua sorgiva del fiume sacro per portarla al capezzale del nonno malato, un sacerdote induista, nella speranza che “l'acqua santa” sortisce effetti curativi. Le fotografie scattate a più riprese in diversi viaggi sono poi state raccolte nel libro Seeking Moksha, un'incredibile testimonianza della vita degli eremiti nell'Himalaya e sulle rive del fiume Gange.

La mostra sarà visitabile tutti martedì dalle 18:30 alle 20:00 in compagnia di Cristian Castelnuovo titolare del Centro Fotografico Cagliari e ideatore dello showcase.

Nishant Shukla

Nishant Shukla, nato in Gran Bretagna nel 1982, è un fotografo e un artista inglese di origini indiane, vive tra Londra e l'India. Il suo lavoro affronta questioni legate all'identità e alle origini della cultura dell'essere umano. Laureato alla University of West London il suo lavoro è stato pubblicato dai più prestigiosi periodici internazionali come il New York Times, NY Magazine, The Telegraph, Wallpaper UK. Nishant Shukla è docente presso il National Institute of Design ad Ahmedabad oltre ad essere co-fondatore di BIND, una piattaforma per la fotografa contemporanea con sede a Mumbai, un collettivo che ha aperto la prima libreria pubblica interamente dedicata alla fotografa in India. Nishant Shukla pubblica nel 2017 il suo primo libro Seeking Moksha premiato con il Alkazi Photobook Grant 2016 e selezionato per il Vice Photo Issue 2017, al Kassel Dummy Book Award e al Unseen Dummy Award.

Maggiori informazioni

Per la vostra sicurezza i posti saranno limitati fino a un massimo di 10 persone per turno.

1° turno -18:30 - 19:15

2° turno - 19:15 - 20:00

Sulle orme dell’autenticità

Marco Polo fu troppo parco di notizie, Nicolò Mannucci, da buon navigatore veneziano, vi scrisse un primo resoconto di viaggio nel XVIII secolo; qualche breve racconto in stile Grand Tour di ricche contesse e ahi noi nessuno come Kipling che contribuisse a creare quell'idea di Vera India che tanto si stava sviluppando nel nostro Occidente. Colui che ne scrisse di più, non ci andò mai: Emilio Salgari. Ecco la nostra India affascinante terra posta in un lontano oriente poco conosciuto da cui giunse l'eco di antiche leggende, di religioni animiste che muovono milioni di persone dentro le acque del Gange per compiere riti di purificazione. Abbiamo dovuto attendere l'occhio spietato quanto acuto di un bel terzetto di viaggio: Alberto Moravia, Elsa Morante e Pierpaolo Pasolini tra i tre il più empatico con quella terra così misteriosa e culturalmente lontana. Pasolini lasciò pagine bellissime dove racconta di miti paradisi attraversati da un'eterna primavera, di antichi templi bagnati dal sole dorato, di santoni, di asceti, di un popolo in preghiera. Ma anche di una vita umana precaria, di grandi contraddizioni, di sofferenze. Un occhio sensibile il suo, che ovunque si sia posato ha creato poesia anche quando, asciutto e spietato, ha espresso giudizi non troppo lusinghieri.

Ma veniamo al lavoro di Nishant Shukla.

Un antefatto da romanzo d’avventura, racconta del nonno morente che gli chiede di risalire la fonte del Gange alla ricerca di un acqua guaritrice. Il viaggio trans-muta in metafora di vita. Quel "Nosce te ipsum" che da Talete a Socrate trova corrispondenze nella cultura indiana degli Inni vedici.

Cinque viaggi in sei anni, solo milleseicento scatti e il difficile carico da trasportare in luoghi tra i più impervi del pianeta. E poi il rientro e la decisione di distillare il materiale in un’unica minima sequenza fotografica capace di raccontare, insieme a pochi elementi, quali annotazioni di dialoghi, specie botaniche e geologiche, la complessità del viaggio. Noi siamo quello che riusciamo a portare, ebbi modo di riflette lungo i sentieri verso Santiago, credo che per Nishant sia stato lo stesso. Lui è un fotografo. E questo ha fatto, ha fotografato. Ma cosa?

Chi pretende impulsi, chi vuole sapere che cosa è giusto, come stanno le cose, per cosa viviamo, come dobbiamo vivere, che cosa dobbiamo fare, chi vuole apprendere il senso del mondo, si rivolge invano alla contemplazione universale, anche se questa venisse chiamata filosofia. La contemplazione universale [...] non prende posizione, non vuole propagare qualcosa, come fa la filosofia profetica, essa dà a chi vuole un senso della vita sassi al posto del pane, rimanda a se stessi coloro che si vogliono annettere, sottomettere, che vogliono essere discepoli (K. Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo) Nishant ha cercato il santo ma ha trovato l’uomo e in questa tragica constatazione, vedendo cadere ogni maschera, il viaggio verso la purificazione che l’asceta compie per l’umanità, diventa uno e uno soltanto dei tanti percorsi che l’essere umano può intraprendere appena poggia i piedi sul fango e sulla roccia di questo mondo.

L’impressione dunque, appena si affrontano gli scatti di Nishant, è quella di ritrovare personaggi che sembrano quasi smarriti lungo strade solcate dal caso, colti nelle loro fragilità impegnati a comporre microcosmi che ci fanno storcere il naso perché poco attraenti, per nulla esotici, a volte kitsch. Al contrario irrompono brani di puro lirismo quando è il paesaggio ad essere protagonista con i suoi scorci che parlano di sublime; lì vediamo l’artista solo a contemplare la piccolezza dell’uomo difronte all'immensità della natura. In dialogo con sé stesso coraggioso e pronto a dirsi verità, perché, come disse Lucrezio “Quando la necessità ci porta a usare parole sincere, cade la maschera e si vede l’uomo”.

Questo percorso Nishant lo ha raccolto in un libro straordinario che è la reale aspirazione alla perfezione del viaggio compiuto. Già il fatto che si presenti senza costola, lasciando a nudo la rilegatura fatta a mano, evidenzia la chiara volontà di mostrare il racconto così com'è senza orpelli di sorta. Solo raffinata alta qualità, custodita in una tasca di tessuto naturale; tra le pagine piccoli appunti a sottolineare l’unicità del volume nella pluralità delle stampe, quasi fosse la sua personale copia, nata con lui lungo il cammino, su cui si sono stratificati tempo, pensieri e dialoghi riportati in lingua originale. Tra gli scatti sorprendenti un ragno circonfuso di luce sembra suggerirci il raggiungimento della tanto agognata purificazione, il Nirvana, che nell'Induismo è anche la caduta di ogni illusione, l'estinguersi della fiamma perché il giorno è arrivato, in questo Nishant ha compiuto il suo viaggio.

Efisio Carbone

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