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Riccardo Manzotti - 5 LEZIONI PER CAPIRE LA MENTE

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5 LEZIONI PER CAPIRE LA MENTE

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In queste lezioni affronteremo il problema della coscienza in una prospettiva interdisciplinare – filosofia della mente, psicologia, neuroscienze, fisica.

Passeremo in rassegna le principali posizioni sulla coscienza (da Galileo alle neuroscienze passando per la teoria dell’informazione e le scienze cognitive).

Dopo di che prenderemo in considerazione una teoria nuova (la mente allargata) che sviluppa un’ipotesi radicale: l’identità tra mente e mondo invece che tra mente e corpo o cervello. Per comprendere appieno questa teoria dovremo fare un viaggio interdisciplinare che esamina i fondamenti della natura e della nostra esistenza.

Che cosa siamo noi? Di che cosa siamo fatti? Qual è il rapporto tra la nostra esistenza, il nostro corpo e il mondo in cui viviamo?

LEZIONI

Il problema della coscienza tra filosofia e neuroscienze

Che cosa c’è di più familiare della nostra coscienza fenomenica? Il fatto che facciamo esperienza di un mondo di colori, suoni, emozioni? Eppure questo fatto, così quotidiano è uno dei più grandi misteri della scienza, infatti niente di quello che sappiano dalla neurofisiologia è in grado di predire perché e come l’attività del cervello produca una cosa semplice come la sensazione del rosso o un pensiero. In questa prima lezione descriverò lo stato delle conoscenze disponibili e le principali teorie in circolazione (sia in ambito filosofico che neuroscientifiche) e perché non riescano a scalfire il problema difficile (il cosiddetto Hard Problem). Dalle teorie illusioniste di Dennett, alle teorie dell’identità mente-cervello, dalle teorie dell’emergenza fino alla informazione integrata di Tononi, cercheremo di avere un quadro concettuale semplice ma chiaro degli approcci scientifico-filosofici alla coscienza e del perché, finora, sono stati un completo fallimento nonostante gli sforzi enormi fatti.

Un ipotesi alternativa: la mente allargata

Per superare i limiti delle attuali teorie della coscienza, prendiamo in esame una teoria nuova che difende una ipotesi radicale, l’identità tra mente e mondo invece che quella tra mente e cervello (o quella tra mente e uno spirito materiale). Vedremo come questa teoria, se confermata, risolverebbe molti dei problemi classici: il regresso infinito, la intenzionalità, il problema della rappresentazione, il problema dei qualia, l’ontologia dell’esperienza fenomenica, il rapporto tra soggetto e oggetto, la naturalizzazione dell’intenzionalità. In particolare mi concentrerò sul rapporto tra corpo e mondo. Metteremo in discussione concetti ritenuti assodati, come l’interiorità o il sé e ridefiniremo problemi chiavi come la rappresentazione del mondo esterno, la natura delle immagini, il significato. Utilizzeremo anche una serie di opere d’arte che esemplificano il rapporto tra noi e il mondo esterno (da Brunelleschi a Magritte, fino all’arte concettuale moderna).

L’oggetto relativo: identità tra mondo e coscienza

Se la mente è mondo, di che cosa è fatto il mondo? La fenomenologia di Husserl era partita dalla epochè ovvero dal rifiuto della contrapposizione tra un naturalismo ingenuo e un mondo mentale. In modo analogo possiamo chiederci in che cosa consista il mondo fisico e perché abbiamo avuto la necessità di introdurre il mondo mentale. Il punto di partenza è riconsiderare il mondo fisico in termini di oggetti relativi e in atto. Prenderemo in considerazioni alcuni casi semplici, come la velocità, gli arcobaleni, il peso, i colori, e scopriremo che la realtà fisica non è né oggettiva né soggettiva, ma relativa (ma non nel senso del relativismo soggettivo). Armati di questo strumento potremo riconsiderare il problema della differenza tra la mia esperienza e la tua. Possiamo risolvere il primo dei due problemi fondamentali della mente: la differenza nell’esperienza di individui diversi. In questo modo la soggettività è risolta in termini di esistenza relativa tra oggetti.

Spazio-tempo per un superamento del naturalismo ingenuo

Che cosa sappiamo del mondo fisico? Come è strutturato? Quando parliamo del passato, del futuro e del presente, di che cosa stiamo parlando? Quanto è lungo il presente? Per un superamento del naturalismo ingenuo che suppone che la realtà sia fatta di oggetti lungo una linea del tempo fatta di punti ideali prendiamo in considerazioni in modo semplice ma adeguato i fondamenti dei modelli del tempo da Newton ad Einstein-Minkowsky fino alle recenti speculazioni di Rovelli e riconsideriamo la struttura della realtà per capire se, in un universo fisico come ci viene descritto dalla fisica moderna, i tradizionali concetti di soggetto e oggetto, percezione e memoria, possono venire rivisti in una luce nuova che non richiede l’introduzione di una mente fenomenica distinta dalle cose. Rivedendo il rapporto tra passato e presente, vedremo come è possibile rivedere il rapporto tra memoria e percezione sempre in chiave di corrispondenza tra noi e il mondo.

Allucinazioni, illusioni, sogno

Il secondo grande problema è quello della apparente autonomia dell’esperienza soggettiva in tutti quei casi in cui sembra che la nostra esperienza sia slegata dal mondo fisico reale. Quando uno sogna una casa dove non è mai stato, di che cosa è fatta la sua esperienza onirica? Il problema è difficile solo se uno accetta una concezione ingenua del mondo fisico. Nelle precedenti lezioni abbiamo indagato nella fisica moderna (da Galileo ad Einstein) e abbiamo visto che il mondo naturale è molto più articolato. In questo modo passeremo in rassegna i casi più famosi di allucinazioni, esperienza onirica, deprivazione sensoriale, sindrome di Charles Bonnett, arto fantasma, stimolazione diretta del cervello e vedremo come, contrariamente all’approccio tradizionale, possono essere tutti spiegati come casi di continuità con il mondo esterno. Prenderemo anche in esami i casi famosi di illusioni (Hering, Ponzo, Kitaoka, e molti altri) e vedremo che anch’essi sono riducibili a una totale corrispondenza con il mondo esterno. Le illusioni, vedremo, non sono altro che casi di percezione dove abbiamo un modello inadeguato del mondo esterno. In questo modo avremo completato il cerchio dal quale siamo partiti e avremo mostrato che ogni caso di esperienza fenomenica corrisponde a un momento del mondo esterno. E avremo a disposizione un modello, completamente compatibile con l’evidenza empirica della scienza e con la nostra esperienza soggettiva Individuale, di noi stessi e della realtà.

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