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L’immagine dei desideri. Un percorso nel mondo dell’Incisione

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Milano

via Ampère 27

20131 Milano

Italy

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L’immagine dei desideri.

Un percorso nel mondo dell’incisione

13-20 dicembre 2019

Spazio Arte Tolomeo, via Ampère 27 Milano

a cura di Michela Ongaretti

/de·si·dè·rio/. Sentimento di ricerca appassionata o di attesa del possesso, del conseguimento o dell'attuazione di quanto è sentito confacente alle proprie esigenze o ai propri gusti.

Spazio Arte Tolomeo apre al pubblico uno scrigno della produzione incisoria. Disegna un viaggio tematico attraverso otto visioni di una disciplina antica che vive nel contemporaneo. Gli artisti coinvolti ragionano sul sentimento aspirazionale, materializzano i loro desideri secondo metodi tradizionali o sperimentali, congeniali al proprio percorso e alla propria poetica.

Dal 13 al 20 dicembre sono in mostra otto esempi eterogenei sia per tecniche prescelte che per universi compositivi e figurali. Debora Antonello, Matteo Bracciali, Pilar Dominguez, Isabella Dovera, Sara Montani, Mariachiara Pozzi, Caterina Rombolà e Pietro Sganzerla.

Il percorso di visita prevede quindi otto racconti emozionali, ciascuno su una parete della grande sala. Durante la serata del vernissage inoltre due disegnatori, Gio Manzoni e Sonia Aloi, effettueranno una prova di stampa con il grande torchio di Mariachiara Pozzi, che mostrerà al pubblico il suo utilizzo.

In prossimità del Natale, si osserva la tematica del desiderio, al mondo poetico degli affetti e delle aspirazioni. Desiderare di essere è forse più forte che desiderare di avere: esprimere un desiderio è un modo per viaggiare nel sogno, per immaginare di vivere il presente o il futuro a nostra somiglianza. Il desiderio è un impulso volitivo, ed è anche l’intenzionalità del fare per avvicinarsi, se non raggiungere un obiettivo o un bisogno.

Nella grafica d’arte il raggiungimento di un’immagine “desiderata” è scandito da diverse fasi, che richiedono una pratica consolidata e un’attenzione al dettaglio scrupolosa. L’ideazione non si può separare dal procedimento: l’operazione di stampa richiede particolari strumenti e la professionalità di esperti, il quale tuttavia si confronta con molte variabili. L’imprevedibilità è un fattore determinante che può rivelare sorprese finali. Non si lascia molto spazio al caso, si progetta un’incisione, ma il caso può comunque intervenire. Il risultato stesso è un desiderio esaudito, che l’incisore esprime come un trepidante fanciullo.

E’ un universo ricco e squisitamente personale quello del desiderio, che ciascuno esplora con il proprio stile, come gli artisti in mostra. Tutti con la lavorazione originale della matrice attraverso tecniche tradizionali come acquaforte, xilografia, ceramolle, carborundum, serigrafia, chi realizza monotipo, o sceglie metodi di stampa sperimentali con supporti alternativi come la foto.

Se il desiderio è un sentimento che fa leva sulla ricerca, bisogna essere temerari per accettare di viverla. Perché potrebbe essere necessario superare delle barriere. Non è detto che sia spinto da pulsioni carnali, protagoniste della linea di Manzoni e Aloi, ma è scosso senza dubbio da passioni profonde.

In mostra spicca il desiderio di ricongiungimento con uno stato di natura perduto, sia in termini di identità di genere (Sara Montani), che attraverso un discorso critico della condizione tecnologica contemporanea (Pietro Sganzerla), Per Isabella Dovera è la visione antropocentrica ad essere messa in crisi, con la rappresentazione di un uomo vitruviano incastrato in geometrie che lo soffocano e da cui tenta di evadere. Per Pilar Dominguez un oggetto è evocativo del genius loci di una città alla quale si vuol tornare, mentre per Mariachiara Pozzi lo sguardo verso l’alto si fa grafia del percorso aspirazionale. Sul versante più figurativo la possibilità di liberare l’aspetto psicologico e misterioso del desiderio appartiene a Caterina Rombolà, con un gioco di ricombinazione iconografica postmoderno nelle opere di Matteo Bracciali. Ultima non in ordine d'importanza, Debora Antonello ci porta attraverso la puntasecca in una dimensione più intimista ed archetipica, con allusioni ad elementi naturali riconoscibili.

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