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Dubai - un acquario nel deserto

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via Montello 7a

31100 Treviso

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Spinta da una forte curiosità per l'emirato del lusso, Silvia Longhi realizza un reportage che ne racconta gli eccessi e le fragilità.

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Dubai - un acquario nel deserto

per la serie: storie e fotografie di viaggio

La città dei record ha costruito una realtà in cui specchiare a ogni risveglio la sua ricchezza, invaghita del suo stesso inarrestabile cambiamento. Come in un grande acquario, Dubai si espone per stupire, ma negli eccessi piccole crepe denunciano le sue debolezze.

Dimentica dello spirito nomade del deserto, Dubai vive lasciandosi alle spalle il passato, ma pagando caro il prezzo di un presente costruito inseguendo un record dopo l'altro.

Mentre conquista le altezze, edi ficando aria e acqua, l'emirato sul Golfo scopre fragili le sue fondamenta. Perché prima di scoprire i giacimenti di oro nero e tradurlo in cemento, Dubai è stata perle, legno e commercio, e come a ricordarglielo spiccano a Deira i mercantili che portano all'Iran oltre il Golfo i prodotti del suo benessere, che l'embargo Usa vorrebbe bloccati.

Il fantasma della bolla immobiliare si manifesta nelle auto abbandonate durante la crisi, sagome rese anonime dal velo di sabbia che le ricopre. E, in un paradosso, invece di nasconderle alla vista, il deserto che si riappropria di ciò che resta fermo le rende invece più evidenti. Così per molti aspetti Dubai diventa la città in cui la sfida diventa ossimoro, una metropoli edi ficata nel deserto che vanta consumi d'acqua ormai anacronistici per l'impatto ambientale che richiedono. La città che sa vendere una precisa immagine di sé nel nome di un ampio progetto di popolamento e sviluppo economico riesce ad attirare investimenti e nuovi abitanti, popolandosi così di immigrati distinti nelle categorie economiche di expats e labourers. Se il lusso e la dolce vita sul Golfo sono ostentati, a

fatica si tenta di rendere invisibile invece tra i cantieri la manodopera proveniente dal sudest asiatico, con cui sono stati scritti nell'emirato nuovi capitoli di una storia di antica schiavitù, danno collaterale all'apparenza accettabile nel nome di un inarrestabile bisogno di costruire ed espandersi.

Nato da un interesse antropologico per una città che si è sviluppata in tempi cosi rapidi da sfidare persino la capacità di adattamento dell'uomo al cambiamento, questo lavoro vuole suggerire una ri flessione su quegli elementi che, stridendo con l'immagine che della città viene comunemente veicolata, fanno emergere debolezze e contraddizioni dell'emirato di Dubai.

BIO - Silvia Longhi (Treviso, 1984)

Da sempre appassionata di arti visive e viaggi e attenta alle tematiche sociali, fonde presto

nella fotografia i suoi interessi.

Dopo il diploma in lingue e la laurea in Scienze e Tecnologie Multimediali, inizia la sua formazione nell'agenzia di stampa Associated Press a Roma, e da quel momento continua ad approfondire l’ambito della fotografia documentaria, a cui si dedica parallelamente al proprio percorso professionale.

Vive un anno a Barcellona lavorando nella fotografia di moda e dal rientro in Italia si specializza come fotografa commerciale di interiors, architettura, still-life e si dedica alla post-produzione digitale.

Con il reportage "Dubai: un acquario nel deserto" vince la borsa di studio per la Masterclass di Fotografia di Reportage a Roma presso il WSP. Nel 2015 realizza il progetto personale “The Way Home”, reportage sulla nascita in casa.

Dal 2018 collabora con la compagnia TripAdvisor come contributor per la fotografia di viaggio.

Contatti:

www.silvialonghi.it / longhi.silvia@yahoo.it / +39 340 3963402

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